{"id":523,"date":"2018-01-14T18:00:37","date_gmt":"2018-01-14T17:00:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/?p=523"},"modified":"2018-03-04T16:58:21","modified_gmt":"2018-03-04T15:58:21","slug":"inline-featured-image-layout-24-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/inline-featured-image-layout-24-2\/","title":{"rendered":"Sandra Cecchini&#8230;tennista libera di essere e libera di vincere"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a 360 gradi alla tennista pi\u00f9 titolata d\u2019Italia, tra molti successi, qualche rimpianto e &#8230;.<\/p>\n<p>un obiettivo preciso: far crescere i ragazzi<\/p>\n<p>A cavallo tra gli anni \u201980 e \u201990 il tennis femminile proponeva un panorama di campionesse davvero affascinante: si sfidavano <strong>Martina Navratilova<\/strong>, determinata in campo quanto nella vita privata dove ha combattuto tutti i luoghi comuni, <strong>Chris Evert<\/strong> elegante americana vincitrice di 18 prove dello slam e fenomenale anche su terra battuta, la mitica ed inimitabile <strong>Steffi Graf<\/strong>, oggi moglie di Agassi, il primo prototipo di atleta moderna, potente ed elastica allo stesso tempo, per non parlare della conturbante <strong>Gabriela Sabatini<\/strong> che faceva sognare gli appassionati del foro italico che l\u2019adoravano. Intanto si affacciava nel circuito una giovanissima e rivoluzionaria Monica Seles, che col suo gioco basato sull\u2019anticipo stava imponendosi come nuovo fenomeno e come risposta femminile ad Andre Agassi. <strong>Tutte queste campionesse quando leggevano il loro nome associato in tabellone a quello della nostra Sandra Cecchini facevano una smorfia, un misto di insofferenza e preoccupazione<\/strong>. Sapevano bene che giocare contro l\u2019azzurra avrebbe significato dissipare un mucchio di energie, lottare ogni 15 per avere la meglio contro una delle pi\u00f9 complicate avversarie che il circuito potesse presentare. Sandra Cecchini infatti non solo disponeva di pericolose armi tecniche (una su tutte il rovescio in back), ma poteva restare in campo pi\u00f9 di 3 ore riprendendo ogni palla, mantenendo un livello altissimo. Batterla equivaleva a fare parecchia fatica. Grazie a queste qualit\u00e0, un braccio educatissimo unito ad una preparazione atletica spettacolare, <strong>Sandra ha vinto<\/strong> nella sua lunga carriera ben <strong>14 tornei nel singolare e 11 in doppio<\/strong>, attestandosi tuttora al primo posto in Italia come numero di titoli vinti nel circuito maggiore. Tra le sue vittorie su tutte quella nel 1986 con Chris Evert in Fed Cup a Praga in 3 set combattutissimi: battere l\u2019americana di ghiaccio, la giocatrice dotata di maggiore concentrazione del circuito, resta una impresa titanica che la nostra Sandra riusc\u00ec a compiere. Restare per 10 anni tra le prime 20 del mondo (e ai vertici del tennis italiano) rappresenta un\u2019altra gemma della carriera di Sandra.<\/p>\n<p>Le esperienze sportive si intrecciano col racconto di una <strong>vita privata non sempre facile<\/strong>, segnata da una sensazione di fondo di non essere sufficientemente amata ed accettata dagli affetti pi\u00f9 cari per quello che Sandra era: la consapevolezza di aver scritto alcune pagine di storia del tennis italico ma anche la certezza di poter fare ancora di pi\u00f9, se un mondo a volte crudele non l\u2019avesse indotta a chiudersi troppo in se stessa, di fatto limitandone le potenzialit\u00e0. E\u2019 un dato di fatto che il tennis italiano non l\u2019abbia compresa appieno: \u00e8 passata storicamente per terraiola quando invece lei sul veloce indoor sapeva giocare benissimo; \u00e8 stata considerata schiva e introversa quando sarebbe bastato poco perch\u00e9 si scoprisse una persona aperta, disponibile, generosissima in campo quanto fuori, come in questa intervista che racconta davvero la sua storia e le sue <strong>rinnovate ambizioni da coach<\/strong> ora che la maturit\u00e0 le ha regalato maggiori sicurezze e consapevolezza di s\u00e9. Leggere per credere.<\/p>\n<p>Sandra nasce il 27 febbraio 1965 a Bologna: pochi sanno che <strong>non ha mai conosciuto i genitori naturali<\/strong> che la affidarono ad un istituto di suore che la chiamarono Anna Maria. Giovanni Cecchini e sua moglie Dea, gi\u00e0 trentenni, la adottarono quando aveva 8 mesi portandola a Cervia dove vivevano con lo stipendio da dipendente comunale del neo-pap\u00e0.<\/p>\n<p>Sandra, che differenze ci sono tra il tennis muscolare di oggi e quello degli anni \u201880\/\u201990? E c\u2019\u00e8 ancora spazio per quel tipo di tennis?<\/p>\n<p>\u201cLe differenze le fanno i materiali principalmente. Guardando il tennis femminile oggi tirano pi\u00f9 forte, ma il merito maggiore \u00e8 degli attrezzi e delle palline. Le racchette sono completamente diverse, vorrei vedere le ragazze di oggi giocare con le racchette di legno\u2026non so mica quanto bene giocherebbero&#8230;ma ti ricordi Steffi Graf ad esempio? Era cos\u00ec forte fisicamente che oggigiorno non c\u2019\u00e8 nessuna come lei, con quella potenza unita all\u2019elasticit\u00e0. C\u2019era Monica Seles che aveva un anticipo pazzesco. Oggi son tutte ragazzone di 180 cm per la naturale evoluzione del genere umano ma gi\u00e0 ai miei tempi tiravamo forte in tante, <strong>se Steffi riprendesse a giocare oggi tornerebbe tra le prime 10<\/strong>. Lei era gi\u00e0 modernissima, quando tirava il diritto in salto ti arrivavano dei missili. Poi pensa alle corde, noi avevamo un tipo di budello e uno di sintetico, oggi ci sono 10mila tipi\u2026racchette modificate con bilanciamento personalizzato..\u201d<\/p>\n<p>A 12 anni vai a Latina al centro Federale, che ricordi hai di quel periodo? Eri giovanissima.<\/p>\n<p>\u201cLa prima settimana fu tutto molto bello, ero eccitata da questa nuova esperienza, avevo entusiasmo, per\u00f2 poi non ti nascondo che <strong>per parecchi mesi la sera piangevo<\/strong> e una volta, dopo 2 mesi, chiamai mio pap\u00e0 Giovanni per farmi venire a prendere, volevo andarmene. Per fortuna pap\u00e0 lavorava in quel momento e mi rispose che sarebbe venuto il sabato, per cui ebbi il tempo di ripensarci: fu l\u2019amore per il tennis e per lo sport a salvarmi. Non avevo ancora una idea chiara di cosa fosse il professionismo, come fosse la vita da giramondo dei \u201cpro\u201d, ma avevo il bisogno, la necessit\u00e0 vitale di correre, di competere, di divertirmi e provare emozioni attraverso una racchetta, una pallina, e uno spazio dove muovermi.\u201d<\/p>\n<p>I tuoi genitori erano degli sportivi?<\/p>\n<p>\u201cI miei non erano degli sportivi praticanti, a casa si vedeva il calcio e solo quello, mio pap\u00e0 \u00e8 juventino e il mio entrare nel mondo del tennis \u00e8 stata una causalit\u00e0. Pensa che io non conoscevo nemmeno i grandi del passato, non avevo mai sentito parlare di Pietrangeli, Panatta lo conoscevo di fama ma a casa nostra il tennis non si respirava di certo. A 3 anni per\u00f2 ho messo gli sci ai piedi, mi piaceva gi\u00e0 da bimba giocare a calcio, mi piaceva anche il basket e stavo tutto il giorno in movimento\u201d.<\/p>\n<p>Siamo certi che questa multidisciplinarit\u00e0 sia stata fondamentale per la riuscita di Sandra in ambito tennistico: equilibrio, controllo del proprio corpo, propriocettivit\u00e0, capacit\u00e0 di previsione dei rimbalzi, resistenza e mille altri aspetti allenati ore ed ore al giorno attraverso qualsiasi tipo di attivit\u00e0 ludica, sia a corpo libero sia con attrezzi come una semplice palla.<\/p>\n<p>Torniamo a Latina, al centro federale nei primi anni \u201980.<\/p>\n<p>\u201cDi ragazze ne ho viste passare tante, sono rimasta molti anni del resto. <strong>Sai chi mi ricordo come davvero forte? Nicoletta Virgintino<\/strong>, che in quel periodo era la pi\u00f9 forte d\u2019Italia nella categoria, era di Bari, fisicamente era eccezionale: non ricordo i motivi per cui moll\u00f2, peccato perch\u00e9 poteva diventare una fuoriclasse.\u201d<\/p>\n<p>Piccolo inciso su Nicoletta Virgintino: campionessa italiana nel 1977, si allen\u00f2 4 anni a Latina insieme alla nostra Cecchini, alla Reggi, alla Golarsa e molte altre. Figlia di un giornalista pluripremiato ora collabora alla Gazzetta del Mezzogiorno e nella sua carriera di tennista si \u00e8 arrampicata fino alla posizione 226 della classifica mondiale. La Virgintino stessa in una intervista in occasione di un recente incontro a Latina tra le mitiche campionesse degli anni \u201880 e \u201990 ha raccontato un episodio simpatico e allo stesso tempo illuminante: alcune ragazze, che si allenavano al centro federale al Nascosa, si erano divertite un po\u2019 troppo a giocare con un ascensore all\u2019hotel Europa dove alloggiavano a Latina; il maestro Di Domenico le aveva sorprese e le aveva costrette ad arrivare fino al mare a piedi, con il pranzo sullo stomaco, mentre lui le seguiva con la sua mitica A112.<\/p>\n<p>Prosegue Sandra nei ricordi:<\/p>\n<p>\u201cPer molte di noi ragazze, giovanissime, fu un periodo formativo ma molto difficile, con il Maestro Massimo di Domenico che decideva tutto e con il quale il rapporto era quantomeno strano, perch\u00e9 era eccessivamente duro. Il primo anno eravamo 6 ragazze, dormivamo in 3 camere doppie, eravamo piccoline e caratterialmente eravamo assai diverse. <strong>Io ero un po\u2019 chiusa e mi chiamavano \u201cl\u2019orso\u201d e il maestro Di Domenico in realt\u00e0 non trov\u00f2 mai le chiavi giuste per lasciarmi aprire un po<\/strong>\u2019, e non le trov\u00f2 con molte di noi\u2026diciamo che l\u2019aspetto umano non era il suo forte ecco. Come minimo possiamo dire che non sapeva gestire le nostre personalit\u00e0, forse ci voleva qualcuno con una sensibilit\u00e0 maggiore, e comunque per un uomo era anche difficile rapportarsi con delle ragazzine. Nell\u2019adolescenza, noi eravamo tutte adolescenti o poco pi\u00f9, c\u2019\u00e8 bisogno di qualcuno che faccia il genitore, l\u2019allenatore, il confidente, chi ci riesce permette ad una ragazzina di sviluppare sia il proprio tennis sia soprattutto la propria personalit\u00e0 con tutto ci\u00f2 che di positivo ne consegue. Io ho reagito a quel modello d\u2019insegnamento (coaching si direbbe oggi) chiudendomi in me stessa: Di Domenico ci puniva per un nonnulla, dolcezza zero, sensibilit\u00e0 poca\u2026<strong>Pensa che solo per restare ai discorsi tennistici io molte partite le ho giocate male e perse perch\u00e9 avevo una paura tremenda<\/strong> dei suoi \u201ccazziatoni\u201d, sia dentro sia fuori dal campo tutte noi abbiamo subito dal Maestro Di Domenico parole molto ma molto pesanti \u2026un errore da principianti quello di non prestare attenzione alla gestione dell\u2019autostima dell\u2019atleta\u2026 e parliamo di bimbe di 12 anni. Anche io ora come coach mi posso arrabbiare e redarguire un atleta che non si impegna o che fa qualcosa di sbagliato ma c\u2019\u00e8 modo e modo\u2026<\/p>\n<p>Ci fermiamo un attimo e una riflessione ci raggiunge come una pugnalata: sono passati tanti anni ma poco \u00e8 cambiato se pensiamo alle scene a cui assistiamo nei tornei under. Ci chiediamo quando in Italia avremo una cultura sportiva all\u2019altezza. Massimo Di Domenico non fa pi\u00f9 parte dell\u2019organigramma federale, le ultime notizie lo davano come allenatore di una ragazza, Diletta Mancinelli, attualmente 3.4 all\u2019et\u00e0 di 13 anni e va detto per completezza d\u2019informazione che il Maestro Di Domenico per 17 anni ha gestito il centro federale di Latina al Club Nascosa, con risultati buoni che avrebbero potuto essere eccezionali se, come ci ha dichiarato Sandra, ci fosse stata pi\u00f9 attenzione sugli aspetti umani.<\/p>\n<p>Penso che queste esperienze possano essere messe a frutto adesso che sei coach per non ripetere gli errori commessi a suo tempo nel centro federale di Latina.<\/p>\n<p>\u201cEsatto.\u201d<\/p>\n<p>Come definiresti la Sandra Cecchini tennista?<\/p>\n<p>\u201cUsavo molto bene il rovescio ad una mano, il diritto invece lo giocavo con paura, non ero sicurissima ecco, fisicamente stavo assai bene, in campo leggevo bene le situazioni e sapevo utilizzare le palle corte<strong>. Mi hanno dato della terraiola ma ho vinto moltissime partite sul cemento e adoravo giocare sul veloce indoor<\/strong> perch\u00e9 mi muovevo bene del resto su ogni superfice. Ho sempre avuto un buon gioco di gambe, il footwork si direbbe oggi.\u201d<\/p>\n<p>Quindi possiamo dire che il colpo da migliorare sarebbe stato il diritto, non come biomeccanica del gesto quanto come sicurezza nell\u2019esecuzione?<\/p>\n<p>\u201cBravo, mi mancava quella sicurezza che invece avevo nel rovescio, ma era uno stato d\u2019animo di fondo e fu un vero handicap nella mia carriera\u2026maledetta paura\u2026\u201d<\/p>\n<p>Tattica. E\u2019 vero che giravi i tornei senza coach? E come preparavi le partite?<\/p>\n<p>\u201c<strong>S\u00ec, giravo senza coach<\/strong>, ed era principalmente per un problema economico: girare col coach significa spendere parecchio, gli allenatori costavano tanto allora quanto costano oggi. Nei tornei per\u00f2 io rimanevo l\u00ec a guardarmi le partite, tutte, sia negli slam sia nei tornei minori. Adoravo e adoro ancora vedere le partite. Conoscevo bene le mie avversarie anche per questo. Vedevo le giocate che facevano nei vari momenti del match, le loro scelte nei determinati contesti di match, quindi poi <strong>la tattica me la facevo sostanzialmente da sola durante le partite, ricordandomi dei punti deboli dell\u2019avversaria ma tenendo presente anche me stessa e le mie sensazioni al momento<\/strong>. Quindi non ho mai preparato a tavolino i match, entravo in campo e giocavo.\u201d<\/p>\n<p>Quello che emoziona e ci piace troppo \u00e8 immaginare una campionessa come Sandra rimanere fino a tardi sui campi a godersi le emozioni dei match delle altre ragazze come fosse un appassionato qualsiasi, il quale si segue anche gli incontri di minore appeal per la grande passione che lo anima. E che anima, evidentemente tuttora, la nostra Sandra Cecchini. Nel 2016 \u00e8 assai pi\u00f9 improbabile vedere queste scene e i ragazzi assistono quasi esclusivamente agli incontri dei propri amici o dei compagni di doppio, oppure \u201ccostretti\u201d dal proprio coach al fine di studiare il futuro avversario in tabellone.<\/p>\n<p>Torniamo a Sandra:<\/p>\n<p>\u201cPensa che io tuttora divoro tutte le partite dei tornei che mi capita di seguire: ero in Sardegna tempo fa per accompagnare una ragazza russa. Vedendo che il livello femminile non era un granch\u00e8, sono restata a seguirmi il torneo maschile tanto che mi sono vista con interesse e curiosit\u00e0 tutti i match che ho potuto, per pura passione, senza secondi fini. Tanto \u00e8 vero che la mamma della ragazzina ha finito per pensare che ce l\u2019avessi con loro e non gradissi la loro compagnia, non percependo il mio amore puro per lo sport. Oggigiorno appare persino strano che un addetto ai lavori stia 8 ore sui campi a seguirsi i match.\u201d<\/p>\n<p>Non possiamo che essere d\u2019accordo, perch\u00e9 \u00e8 quello che \u00e8 successo anche a noi diverse volte, con tanta gente che si stupisce di vedere qualcuno assistere a tanti match con entusiasmo. Siamo forse ormai \u201ccorrotti\u201d dall\u2019economicit\u00e0 delle nostre azioni, come se tutto dovesse essere mosso da un vantaggio immediato. Si pu\u00f2 ancora almeno nello sport spendere del tempo e delle energie per nutrire una passione? Tra l\u2019altro, per dirla tutta, seguire attentamente molti incontri \u201cforma\u201d la propria esperienza nel miglior modo possibile, quando cio\u00e8 si \u00e8 maggiormente ricettivi, trovandosi in una situazione di rilassatezza.<\/p>\n<p>Sentiamo Sandra:<\/p>\n<p>\u201cMoltissimi ragazzi non si divertono pi\u00f9 nel tennis, per questo non restano sui campi. In giro per i tornei vedi dei ragazzi con delle espressioni infelici, sono scontenti<strong>. E quando manca la gioia un ragazzo ha gi\u00e0 perso anche se vince gli incontri.<\/strong>\u201d<\/p>\n<p>La chiacchierata con Sandra Cecchini da Cervia prende un verso particolare, si discute di varia umanit\u00e0 e si vira sull\u2019argomento \u201callenatori\/coach\u201d:<\/p>\n<p>\u201cSono stata un po\u2019 a Roma e ti dico che mi sono sentita un pesce fuor d\u2019acqua nell\u2019ambiente<strong>. Trovo che la maggior parte degli allenatori siano dei venditori di fumo<\/strong>\u2026fanno i fenomeni\u2026ma capiscono ben poco. Io alleno per il piacere di farlo, non per raccontare favole e spillare denaro vendendo sogni alle famiglie. Anche ai corsi di aggiornamento per coach se ne sentono di stupidaggini. Sono tutti bravi gli allenatori per\u00f2 poi i ragazzi a 16 anni smettono\u2026perdono 3 partite e dicono di non divertirsi pi\u00f9\u2026ma chi sa davvero insegnare la cultura sportiva vera? Quella per cui essersi impegnarsi al massimo significa comunque aver posto buone basi per il futuro?\u201d<\/p>\n<p>Aggiungiamo che forse una parte dell\u2019allenamento mentale consiste proprio in questo: creare un modello di atleta in grado di ricaricare le proprie energie emotive o psicofisiche in maniera autonoma, cos\u00ec come rinnovare senza interventi esterni il gusto di giocare. Un buon coach fa proprio questo.<\/p>\n<p>Sandra conferma:<\/p>\n<p>\u201cIl giocatore lo vedi quando perde. Sai cosa dico io ai miei bimbi? Dico che vincere sempre \u00e8 facile, voglio vedere quando perdi che devi star l\u00ec a lavorare e soffrire.\u201d<\/p>\n<p>Arriviamo all\u2019aspetto mentale nella tua carriera. Stai avanti al Roland Garros contro Monica Seles 6-3 -2-1 30-15\u2026poi che \u00e8 successo?<\/p>\n<p>\u201c<strong>Quella \u00e8 stata una delle mie migliori partite della carriera<\/strong>, una di quelle che ricordo con pi\u00f9 piacere anche se alla fine la persi. Per un\u2019ora e mezza ho dominato la Seles giocando dei back di rovescio ad 1 cm dalla riga e l\u2019ho messa in seria difficolt\u00e0. Sul 6-3 2-1 30-15 mi \u00e8 uscito un rovescio di un nonnulla e l\u2019inerzia del match si \u00e8 cominciata a spostare dalla sua parte. Fossi andata 40-15 con 2 palle del 3-1 chiss\u00e0\u2026Poi la Seles ci ha messo ancora pi\u00f9 energia, io sono un po\u2019 calata, e ho finito per perdere. Per\u00f2 me la ricorder\u00f2 tutta la vita questa partita perch\u00e9 per un\u2019ora e mezza mi trovavo veramente in quella condizione di quasi perfezione (gli americani lo chiamerebbero stato di flow) che poche volte capita in una carriera. Nel terzo set mi ha preso a pallate proprio perch\u00e9 l\u2019energia mentale \u00e8 terminata. Me la ricorder\u00f2 sempre comunque come se avessi vinto, come anche quella con Steffi Graf (persa 6-4 al terzo) a Berlino. S\u00ec, \u00e8 giusto ricordare con piacere anche le sconfitte quando si sa di aver giocato bene. Probabilmente se avessi vinto queste partite molto lottate contro una Seles o contro una Graf la mia carriera avrebbe potuto prendere una piega ancora migliore. Certo \u00e8 che battere la numero uno del mondo mi avrebbe dato una fiducia ulteriore.<\/p>\n<p>All\u2019epoca non c\u2019erano allenamenti mirati sul \u201cmentale\u201d? negli anni \u201880\/\u201990 in altri sport esistevano gi\u00e0 degli allenamenti mirati alla mente, o almeno ci si provava.<\/p>\n<p>\u201cMirati no. A Latina qualche psicologo arriv\u00f2, ma facevamo training autogeno tutti insieme\u2026eravamo tutti l\u00ec seduti\u2026mica esisteva il concetto di \u201cvisualizzazione\u201d\u2026 o almeno nessuno ci fece praticare nulla di simile. Comunque la mia idea \u00e8 che non a tutti serva. Ed \u00e8 importante che il mental coach trovi un feeling con l\u2019atleta, quindi non \u00e8 detto che il miglior mental coach in circolazione funzioni con tutti. Ma questo vale per ogni figura professionale nel tennis, come anche nella vita.\u201d<\/p>\n<p>Preparazione Atletica: molti sostengono che 30 anni fa ci si allenava di meno, \u00e8 vero?<\/p>\n<p>\u201cFalso! Non sono affatto d\u2019accordo che ci si allenasse di meno! <strong>Io quando giocavo se avessi fatto 3 set su 5 non avrei perso da nessuno<\/strong>, nemmeno dalle supertop. Facevo atletica tutti i giorni, allenamento aerobico, resistenza, velocit\u00e0, sviluppavo la forza, e questo tutti e 365 giorni dell\u2019anno. Vorrei vedere chi lo fa adesso. Io mi allenavo tantissimo ma anche le altre lo facevano, ricordo sessioni davvero molto dure anche a Latina con le altre azzurre.<\/p>\n<p>A proposito, come era la giornata tipo a Latina, nel centro federale?<\/p>\n<p>\u201cLa mattina si andava a scuola, poi alle 14,30 passava il pulmino che ci portava al circolo (al Nascosa) e tornavamo intorno alle 19,30. Si cenava, si studiava e poi tutte a nanna. L\u2019allenamento era molto completo, si toccavano tutti i punti del training, si lavorava su tutti gli aspetti, <strong>con pi\u00f9 intensit\u00e0 di come mi sembra si tenda a fare oggi<\/strong>. Forse le ragazze avevano mediamente pi\u00f9 \u201cvoglia\u201d di quelle attuali. Poi ogni caso \u00e8 a s\u00e9, come \u00e8 ovvio.\u201d<\/p>\n<p>Sandra, secondo te per un atleta che non ha gli studi (quindi \u00e8 libero la mattina) come va organizzato l\u2019allenamento ideale?<\/p>\n<p>\u201cDovendo generalizzare e semplificare se hai un atleta che non va a scuola puoi fare del lavoro tecnico la mattina, un paio d\u2019ore e mezza di intensa attivit\u00e0 di sviluppo e perfezionamento dei gesti tecnici, mentre il pomeriggio puoi lavorare sugli aspetti atletici, finendo poi magari con lavori pi\u00f9 leggeri, ad esempio sul servizio. Io credo che, oggi come ieri, <strong>una preparazione atletica ottimale e personalizzata sia indispensabile<\/strong>: ad esempio nei mesi come novembre o dicembre, o comunque quando puoi \u201ccaricare\u201d, devi veramente spingere al massimo. E\u2019 troppo importante stare sempre al top fisicamente, sia nel circuito maggiore sia in quelli giovanili.\u201d<\/p>\n<p>Sandra aggiunge una interessante riflessione.<\/p>\n<p>\u201cOltretutto \u00e8 fondamentale preparare bene i ragazzini, soprattutto quelli pi\u00f9 giovani, sul piano della <strong>coordinazione e dell\u2019equilibrio<\/strong> perch\u00e9 fino a 30\/40 anni fa esisteva una multidisciplinarit\u00e0 naturale, in pratica i bambini giocavano in strada, facevano mille attivit\u00e0 fisiche, a scuola si faceva ginnastica che diventava movimento di base; oggi tu tiri una pallina ad un bimbo e quello non riesce mica a prenderla al volo con le mani. I bambini attuali vivono attaccati al computer, allo smartphone, sul divano. Sono pi\u00f9 \u201cpoltroni\u201d.\u201d<\/p>\n<p>Il tuo scopritore \u00e8 stato Paolo Cortesi vero?<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, \u00e8 scomparso un anno fa e gli sono sempre legatissima nel mio cuore. E\u2019 stato quasi un secondo pap\u00e0\u2026<strong>una persona meravigliosa<\/strong> ed in effetti mi ha scoperto lui. Mi vide giocare una volta casualmente con un mio amico nel campo a fianco di quello in cui lui teneva la sua lezione e not\u00f2 immediatamente la mia capacit\u00e0 di movimento, la mia attitudine, e chiese a mio pap\u00e0 di portarmi al circolo, qui a Cervia. Cominciai cos\u00ec, semplicemente. Lui ebbe davvero un buon occhio. Io ero magra magra, ero un frugoletto, ho una foto con una racchetta di legno in mano, una Maxima deluxe, ero davvero una bimba gracilina, ma riprendevo tutto, correvo in campo come una furia.\u201d Sandra sorride al ricordo.<\/p>\n<p>A proposito di racchette, tu con quale giocavi?<\/p>\n<p>\u201cInizialmente con la Maxima deluxe in legno, per poi passare alla Prince Graphite 90, anche la Sabatini usava la stessa racchetta ma col piatto corde pi\u00f9 grande, la 110.\u201d<\/p>\n<p>I tuoi genitori vedendo la tua bravura e passione credevano che saresti potuta diventare una campionessa di tale livello? E tu stessa ci credevi?<\/p>\n<p>\u201cNon lo so. Sono andata via di casa a 12 anni. Forse quando ho cominciato a vincere qualche partita ci hanno creduto anche loro.\u201d<\/p>\n<p>Ogni qualvolta si tocca il tasto \u201cfamiglia\u201d Sandra entra istintivamente in modalit\u00e0 \u201cfrenata\u201d, un retaggio di tante sofferenze come leggeremo pi\u00f9 tardi nell\u2019intervista e che non sono state superate ancora del tutto, ferite mai rimarginate che vengono fuori per la prima volta pubblicamente. I suoi genitori non l\u2019hanno mai ostacolata direttamente nel tennis, tutt\u2019altro, per\u00f2 non le hanno mai permesso di essere totalmente Sandra, di esprimere appieno la propria natura. Credo non esista tortura peggiore nella vita che sentirsi impediti di esprimere s\u00e9 stessi, laddove non si faccia male al prossimo. E\u2019 vero che le hanno consentito di fare tennis, spendendo anche i non numerosi soldini che il pap\u00e0, dipendente comunale, guadagnava, ma non hanno mai accettato completamente, soprattutto la mamma Dea, il suo essere \u201cmaschiaccio\u201d, fin da piccolina, e la conseguente esternazione dei gusti sessuali, mai per altro manifestati in maniera plateale. La mamma in special modo desiderava una bimba coi vestitini e i fiocchetti, forse credeva che avrebbe fatto la nonna in una famiglia tradizionale e non ha mai saputo trasmettere tutto l\u2019amore che probabilmente voleva dedicare alla sua figliola.<\/p>\n<p>Sandra aggiunge:<\/p>\n<p>\u201cAndando via da giovanissima non ho avuto nemmeno una adolescenza classica, per\u00f2 i miei genitori non mi chiedevano mai se fossi felice, non si preoccupavano delle emozioni di Sandra, mostrando affettivit\u00e0 a modo loro. In modo pi\u00f9 basico diciamo, tipo \u201chai mangiato?\u201d \u201cStai in salute?\u201d, queste cose qui\u2026 Sono sicura che mi sono chiusa anche per questo. Caratterialmente mi sono dovuta formare da sola, e chiudermi in me stessa era anche un modo per difendermi\u2026I miei genitori comunque non sapevano molto di tennis, non conoscevano nemmeno i meccanismi del ranking, figurati&#8230;non come i genitori di adesso che seguono tutto del figliolo, anche troppo. Sono deleteri anche questi genitori eh\u2026\u201d<\/p>\n<p>In che senso?<\/p>\n<p>\u201cTi racconto un episodio: bimbo del 2008, coordinazione pazzesca per un ragazzino di 8 anni, dopo pochi allenamenti colpisce perfetto nel diritto e nel rovescio, movimento al servizio fin da subito fenomenale, riprende tutto in campo con velocit\u00e0 di gambe naturale\u2026il pap\u00e0 per\u00f2\u2026tutto il tempo dietro la rete a comunicare col figlio mentre si allena\u2026allora sposto il bimbo dall\u2019altra parte della rete e si sposta anche il pap\u00e0\u2026e continua a parlare al figliolo. A questo punto prendo il padre da parte e gli chiedo di non parlare pi\u00f9 col bimbo durante gli allenamenti e cos\u00ec facendo impartisco una lezione anche a lui: \u201cfai il pap\u00e0-gli dico- e il pap\u00e0 incoraggia per i progressi ma non interviene durante la sessione; se il bimbo si comporta male in campo \u00e8 il coach che lo riprende, anche duramente se necessario, e solo dopo il pap\u00e0 pu\u00f2 rimproverarlo a casa dandogli delle spiegazioni a riguardo.\u201d Insomma <strong>un buon genitore<\/strong> fa sentire la propria presenza spirituale, fa sentire che c\u2019\u00e8, che lo appoggia ma <strong>deve anche far capire chiaramente al bimbo che deve ascoltare e fidarsi dell\u2019allenatore<\/strong>, altrimenti poi si fa confusione tra i ruoli\u2026 Questo genitore alla fine mi ha ringraziato ed ha capito dove sbagliava. Alla fine se un genitore fa bene il genitore, e mi consegna un bambino sereno, i risultati sono triplicati, stanne certo. I bambini sono spugne, assorbono tutto, se il genitore alla prima sconfitta mette in dubbio il lavoro di un anno, o comunque va in crisi, di conseguenza va in difficolt\u00e0 anche il figlio, e diventa difficile per qualsiasi allenatore poi motivarlo e farlo crescere da ogni punto di vista.\u201d<\/p>\n<p>Due riflessioni: la prima \u00e8 che se un bimbo o adolescente non percepisce l\u2019amore incondizionato dei propri genitori come \u00e8 successo a Sandra, il minimo che possa fare \u00e8 chiudersi a riccio ed esternare s\u00e9 stesso il meno possibile; entrando nel dettaglio come poteva Sandra metabolizzare la critica che sua mamma Dea le faceva pi\u00f9 o meno direttamente per il suo essere differente dal modello di bimba\/ragazza che una casalinga di Cervia poteva avere negli anni \u201970? L\u2019ovvia conseguenza \u00e8: se nemmeno mamma mi capisce e mi sostiene di chi altri potr\u00f2 mai fidarmi? Di allenatori che pensano solo al risultato sportivo? Di amiche che al momento mi sembrano pi\u00f9 forti di me caratterialmente?<\/p>\n<p>La seconda riflessione \u00e8 sui genitori moderni: moltissimi Maestri, tra il serio e il faceto, mi confessano di essere a disagio con alcuni, molti, genitori, e che oltre ad allenare i bambini bisogna fare anche la stessa fatica con i loro pap\u00e0 e mamme.<\/p>\n<p>Il 1984 \u00e8 l\u2019anno della prima escalation. Vinci Rio, fai finale a Taranto, e quarti di finale ad Indianapolis sul carpet. Nello stesso anno fai anche le Olimpiadi a Los Angeles, ne hai fatte 3, che ricordo hai?<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec nell\u201984 vinco Rio su terra (il sito dell\u2019ITF erroneamente lo indica come Hard Outdoor ndr) ed in effetti \u00e8 stato un anno ottimo, con buoni risultati. L\u2019Olimpiade di Los Angeles invece la ricordo con poco entusiasmo, il tennis era sport dimostrativo e non alloggiavamo nel villaggio, per cui l\u2019atmosfera non era da Olimpiade<strong>. Il top \u00e8 stato a Seul nel 1988<\/strong>, l\u00ec in effetti provai davvero l\u2019emozione di vivere i Giochi Olimpici, conobbi Bernardi e Lucchetta, i fenomeni della pallavolo, e Massimo Mauro che da juventina era uno dei miei idoli. Fu bellissimo. Poi feci anche Barcellona nel \u201892, per\u00f2 Seul mi \u00e8 rimasta nel cuore.\u201d<\/p>\n<p>Nel 1985 vinci il torneo su terra di Barcellona, fai quarti al Roland Garros perdendo solo da Martina Navratilova, ma l\u2019anno fondamentale \u00e8 il 1987 quando vinci Bastad e Little Rock, altro torneo sul cemento. In quel periodo affronti tre volte Steffi Graf andando in due occasioni vicina alla vittoria. Che ricordo hai di quelle stagioni e di quelle sfide?<\/p>\n<p>\u201cI miei anni migliori sono stati quelli sul piano dei risultati, l\u201987 ma anche l\u201988 in cui ho fatto quarti al Roland Garros<strong>, a marzo del 1988 sono diventata numero 15 del mondo che resta il mio best ranking<\/strong>. Io per 10 anni di fila sono entrata nelle prime 20 del mondo, quindi in realt\u00e0 \u00e8 un best ranking impreziosito da questa longevit\u00e0 e continuit\u00e0 di risultati.\u201d<\/p>\n<p>Sabrina Goles, jugoslava di Zagabria (croata si direbbe oggi), compagna di doppio in quel periodo: cosa ricordi di lei?<\/p>\n<p>\u201c<strong>Sabrina Goles<\/strong> era una ragazza con delle potenzialit\u00e0 stratosferiche, abbiamo giocato tanti tornei insieme in quel periodo, era un po\u2019 pazzerella, ma a tennis giocava di un bene\u2026poi siamo diventate amiche, ci sentiamo ancora anche attraverso i messaggi o facebook, una ragazza eccezionale. <strong>Era ed \u00e8 una persona buona<\/strong>, con la quale avevo legato molto. La ricordo con estremo piacere.\u201d<\/p>\n<p>Per gli amanti della storia, Sabrina Goles ebbe una eccezionale carriera da junior, dove prometteva davvero bene, raggiungendo spesso risultati ottimi negli slam di categoria. Tra i \u201cgrandi\u201d si \u00e8 arrampicata alla posizione numero 27 del ranking, vincendo per\u00f2 un solo torneo del circuito maggiore nel singolare e conquistando la medaglia d\u2019argento nelle Olimpiadi di Los Angeles per l\u2019allora riunita Jugoslavia di Tito. In doppio gioc\u00f2 molto con la nostra Sandra e insieme vinsero Charleston nel 1986.<\/p>\n<p>Qualche rimpianto di non essere salita ancor di pi\u00f9 in classifica ce l\u2019hai?<\/p>\n<p>\u201cPer come giocavo nel mio periodo migliore, direi di s\u00ec. <strong>Potevo entrare nella top 10<\/strong>, anche se in quel periodo c\u2019erano giocatrici davvero con le \u201cpalle\u201d. Ad ogni modo in quel periodo non ho mai perso con la Nathalie Tauziat per esempio, che \u00e8 stata tra le prime 10. Purtroppo molte partite le ho affrontate senza la serenit\u00e0 necessaria, dentro e fuori dal campo, perch\u00e9 non mi sono mai sentita libera davvero.\u201d Per la storia una vittoria della francese c\u2019\u00e8, a Roma nel 1994.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo tuo torneo vinto \u00e8 stato nel \u201992 a Parigi, non il Roland Garros, ma nel frattempo avevi trionfato in molti tornei di doppio in coppia con l\u2019argentina Patricia Tarabini, raggiungendo anche il best ranking nella specialit\u00e0 al numero 22. Che ricordo hai di lei? E Vi sentite ancora?<\/p>\n<p>\u201cStupendo il rapporto con lei. Patricia era solare, pazza come un cavallo, delle due ero pi\u00f9 io a dare tranquillit\u00e0 in campo, ero anche pi\u00f9 esperta, pi\u00f9 grande di 3 anni. Abbiamo giocato insieme 10 anni, si girava il circuito assieme, anche lei una bella persona, di compagnia, <strong>in campo io davo \u201csolidit\u00e0\u201d e lei faceva i numeri.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Sandra, mi racconti una partita svolta\u201d della tua carriera?<\/p>\n<p>\u201cLa partita che mi ha dato davvero la carica fu quella con Chris Evert nella Fed Cup a Praga. Vinsi quell\u2019incontro e lei era la numero 2 del mondo, e non era una cosa di tutti i giorni. Presi davvero molta fiducia. Tra l\u2019altro avevo perso il primo set, quindi fu ancora pi\u00f9 bello vincere in rimonta. Era il 1986.\u201d<\/p>\n<p>La tua ultima partita di singolare nel circuito professionistico fu nel 1998 a Flushing Meadow, una scelta o un caso?<\/p>\n<p>\u201cGuarda, quell\u2019anno l\u00ec mi ruppi il perone, giocando a calcio, sono stata operata, sono rimasta ferma tre mesi. Ero ancora 50 o 60 del mondo, volevo continuare, ma mi accorsi che andando in giro da sola per il circuito il mondo del tennis stava cambiando. Cominciavo a non sentirmi pi\u00f9 a mio agio, era un mondo diverso con persone diverse, non si trovava pi\u00f9 facilmente qualcuno con cui allenarsi, con cui scambiare quattro chiacchiere\u2026<strong>le nuove ragazze che si affacciavano nel circuito erano assai differenti, pi\u00f9 fredde, pi\u00f9 chiuse<\/strong>, ognuna col suo staff (genitori o allenatori), quasi non ti salutavano. A 33 anni mi sono accorta che cominciavo a stancarmi di restare chiusa in albergo in attesa delle partite perch\u00e9 davvero non si incontravano pi\u00f9 ragazze disposte a condividere qualche ora nemmeno per parlare. Un po\u2019 per\u00f2 nel corso degli anni me ne sono pentita: ero integra fisicamente, stavo bene, l\u2019amore per il tennis non era scemato, avrei potuto continuare ancora per un periodo, togliendomi altri soddisfazioni. Visto il livello avrei potuto ancora scalare la classifica, anche nel doppio.\u201d<\/p>\n<p>Quando un atleta di alto livello come te smette l\u2019attivit\u00e0 agonistica spesso soffre della mancanza di quella stessa tensione o adrenalina che a volte ha detestato durante la carriera, a te \u00e8 successo?<\/p>\n<p>\u201cTi dico la verit\u00e0, io quando ho staccato <strong>ho avuto un attimo di rigetto<\/strong>. I due anni successivi al termine della mia carriera, quindi nel 99 e nel 2000 ho giocato a calcio. Ho completamente appeso la racchetta al muro. Quando ho dichiarato di essermi presa due anni sabbatici, intendevo questo. Mi allenavo a calcio, ho giocato un paio di campionati molto bene.\u201d<\/p>\n<p>Ma ti ricordi cosa hai fatto esattamente il giorno dopo la decisione di ritirarti?<\/p>\n<p>\u201cSai che non me lo ricordo? Probabilmente mi sar\u00f2 andata ad allenare a calcio. Pensa che quando ero ancora in piena attivit\u00e0 nei due mesi invernali di stop del circuito, giocavo in serie C a calcio, \u00e8 sempre stata una mia grande passione e lo usavo anche come un vero e proprio allenamento, tanto \u00e8 vero che in campo correvo come una pazza.\u201d (e sorride).<\/p>\n<p>Poi dal sito ITF Senior risulta che sei tornata in attivit\u00e0 con 17 vittorie in altrettanti incontri!<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, \u00e8 vero, sono rientrata per divertirmi nel circuito senior, ho fatto qualche tappa in Italia ed in effetti ho vinto sempre. Ma il livello \u00e8 bassino comunque, per cui poi non ho trovato stimoli.\u201d<\/p>\n<p>Nella tua lunga carriera hai guadagnato solo di prize money circa 1,5 milioni di dollari. Quanto ti \u00e8 realisticamente rimasto in mano visto le numerose spese di chi viaggia il circuito? E sei riuscita a mettere da parte qualcosa di sostanzioso?<\/p>\n<p>\u201cMah, se avessi giocato oggi avrei guadagnato 10 volte tanto, vedendo i mei risultati. Allora s\u00ec che avrei guadagnato bene. In quel periodo storico si giocava coi montepremi femminili che erano s\u00ec e no il 30% di quello degli uomini, poi abbiamo lottato e c\u2019\u00e8 stato un piccolo incremento e comunque non c\u2019erano i soldi che c\u2019erano adesso. Ai miei tempi non esisteva l\u2019ospitalit\u00e0 quasi in nessun torneo, <strong>negli slam se uscivi al primo turno praticamente andavi sotto con le spese<\/strong>, mica come adesso che se fai tutte e quattro le prove degli slam ti ripaghi quasi l\u2019intera stagione. Insomma qualcosa in tasca \u00e8 rimasto, ma non abbastanza da non far pi\u00f9 nulla e godersi i soldi\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Cosa ricordi delle tue compagne azzurre dell\u2019epoca?<\/p>\n<p>\u201cComincerei dal rapporto con Raffaella Reggi. I giornali non sempre hanno raccontato la verit\u00e0, qualche volta creando dualismo. In realt\u00e0 <strong>noi due eravamo e siamo ottime amiche,<\/strong> e da ragazzine a Latina siamo state in camera insieme. Da sole, io e lei, abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto, lei ha casa qui, ci vediamo spesso nei week end, se c\u2019\u00e8 stato qualche fraintendimento \u00e8 stato per l\u2019intervento di terze persone, ma son cose che capitano. Le voglio bene e lei ne vuole a me. Sicuramente quando eravamo piccoline, lei era pi\u00f9 influenzabile, soprattutto dai genitori: quando c\u2019era la mamma cambiava e la cosa \u00e8 anche comprensibile e i suoi genitori, che ora non ci sono pi\u00f9, erano abbastanza competitivi. Insomma questa rivalit\u00e0 raccontata dai giornali \u00e8 una fandonia, o comunque io proprio non l\u2019ho mai vissuta.\u201d<\/p>\n<p>La Reggi ha avuto il suo best ranking al numero 13 e si \u00e8 ritirata a 25 anni per qualche problema fisico, in particolare le articolazioni dell\u2019anca erano consumate. Tra le campionesse dell\u2019epoca c\u2019era anche Laura Garrone, vincitrice di due titoli slam (Us Open e Roland Garros) da junior nel 1995, e capace di arrivare al numero 32 del mondo. E\u2019 lei la tua migliore amica?<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, <strong>Laura Garrone \u00e8 la mia migliore amica<\/strong>. Questa amicizia \u00e8 nata dopo Latina. Se avessi capito prima che bella persona era ed \u00e8 Laura, forse avrei vissuto meglio certe situazioni l\u00ec al centro federale. Invece come ti ho detto prima mi ero chiusa molto e quindi ho scoperto solo dopo questo feeling con Laura che dura ancora oggi.\u201d.<\/p>\n<p>Chi ti dava pi\u00f9 fastidio come gioco delle tue avversarie italiane?<\/p>\n<p>\u201cPativo le italiane in genere. Sentivo molto le partite con le altre azzurre, ma non per eccessiva competitivit\u00e0 ma proprio perch\u00e9 l\u2019amicizia e comunque la conoscenza pi\u00f9 approfondita, il fatto che vuoi o non vuoi ci si frequentasse, mi rendeva meno \u201ccattiva\u201d in campo.\u201d<\/p>\n<p>Non c\u2019era quindi rivalit\u00e0 tra voi. Si gioiva dei successi delle proprie compagne.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec! Almeno da parte mia era cos\u00ec! Mai avuto invidia per il successo delle colleghe!\u201d<\/p>\n<p>E anche da parte delle altre ragazze nei tuoi confronti?<\/p>\n<p>Ride Sandra, si fa una fragorosa risata. Poi risponde.<\/p>\n<p>\u201cSpero di s\u00ec dai. Io parlo per me, e nemmeno una volta mi ha scocciato la vittoria di un\u2019altra ragazza, anche se magari io ero andata fuori al primo turno. Chiss\u00e0 che non sia stato un mio limite questo mio saper partecipare emotivamente anche alle vittorie altrui\u2026\u201d<\/p>\n<p>No, Sandra, non \u00e8 mai un limite saper compartecipare: questo unisce e non divide mai. Semmai \u00e8 un grande pregio. Di cui godono gli altri e, quando si raggiunge la maturit\u00e0, di cui si gode direttamente.<\/p>\n<p>Delle 4 aree che riteniamo fondamentali nello sport, cio\u00e8 tecnica, tattica, atletica e mentale, dammi le tue percentuali di importanza nel tennis moderno professionistico.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Tecnica 10%, tattica 10%, atletica 40%, mentale 40%.<\/strong> Tante volte mi fanno delle domande tipo: tra uno con un talento formidabile e uno con tanta voglia e attitudine al sacrificio, chi ti prendi? Tutta la vita chi ha voglia di lavorare e sacrificarsi. Il talento \u00e8 importante, \u00e8 ovvio, ma senza quel qualcosa in pi\u00f9 a livello di \u201cfuoco interiore\u201d finisce che la tecnica resta fine a s\u00e9 stessa.\u201d.<\/p>\n<p>Il tuo giocatore attuale preferito chi \u00e8?<\/p>\n<p>\u201cRoger, non si esce da l\u00ec. E\u2019 il tennis puro, \u00e8 un piacere vederlo. <strong>Federer uguale tennis<\/strong>. Punto.\u201d<\/p>\n<p>E tra le femmine? Serena Williams?<\/p>\n<p>\u201cAssolutamente no. <strong>Mi piace tanto la spagnola Suarez Navarro,<\/strong> e la Halep, per\u00f2 ultimamente non posso vedere il suo atteggiamento in campo, mi irrita, sembra avercela col mondo, fa\u2019 un po\u2019 la vittima. La Suarez invece sa far tutto, bello il suo rovescio ad una mano, si muove bene in campo, \u00e8 assai pi\u00f9 varia di quelle che giocano col paraocchi, bombardano e basta.\u201d<\/p>\n<p>E\u2019 eresia dire che la Suarez Navarro somiglia come gioco e impostazione alla Sandra Cecchini?<\/p>\n<p>\u201cPotrebbe essere, non \u00e8 lontanissima.\u201d<\/p>\n<p>E degli azzurri, chi ti piace?<\/p>\n<p>\u201cFabio Fognini ha un talento devastante, per\u00f2 deve sistemare qualcosa, e anche pi\u00f9 di qualcosa a livello di tenuta mentale. Fa rabbia vedere uno col suo talento, che potrebbe essere tranquillamente tra i primi 10 del mondo, buttare al vento tante partite in quel modo.\u201d<\/p>\n<p>Tra le femmine italiane attuali?<\/p>\n<p>\u201c<strong>Siamo nella melma<\/strong>. Erano 30 anni che non avevamo nessuna ragazza nelle quali a Parigi e a Wimbledon. Non c\u2019\u00e8 ricambio. Questo \u00e8 grave eh? Tra le ragazze in attivit\u00e0 mi piace la Roberta Vinci, le auguro una carriera ancora lunga per\u00f2 non \u00e8 facile eh\u2026dopo di lei tra le giovani il nulla\u2026\u201d<\/p>\n<p>E di chi \u00e8 la responsabilit\u00e0? Della FIT?<\/p>\n<p>\u201cIo non so cosa faccia la federazione, per\u00f2 di chi sono se non di chi gestisce il tennis italiano? Qualche problema ci deve essere se stiamo cos\u00ec alla frutta. Dietro Vinci, Schiavone che ha 36 anni, Pennetta che ha smesso, Errani che sembra in un momento di involuzione, cosa c\u2019\u00e8? La Giorgi certo non \u00e8 un prodotto federale&#8230; l\u2019errore pu\u00f2 essere stato quello di lasciare fuori dall\u2019organigramma federale tanti campioni come Panatta, la Reggi e perch\u00e9 no, anche la Cecchini. \u201d Su questo argomento ci torneremo.<\/p>\n<p>Anni fa vedemmo giocare la Caregaro, a Pomezia in un 10mila, e ci piacque molto, poi per\u00f2 non ha mantenuto le aspettative\u2026<\/p>\n<p>\u201cNon la conosco bene, l\u2019ho vista giocare poco, ma per quel che ho visto\u2026poca roba\u2026stiam messi male se dobbiamo puntare su tenniste di questo livello, spero di sbagliarmi per lei ovviamente. Credimi, dopo le big, c\u2019\u00e8 il vuoto totale. Almeno tra i maschietti qualche ricambio c\u2019\u00e8: a Roma <strong>mi \u00e8 piaciuto molto Lorenzo Sonego<\/strong>, di lui mi piace l\u2019atteggiamento in campo; ci sono anche Donati e Mager che ho conosciuto in Sardegna, con buone attitudini e che stan facendo progressi importanti. Questi sono ragazzi interessanti, il materiale su cui lavorare c\u2019\u00e8.\u201d<\/p>\n<p>Insomma ti tocca tirare fuori qualche talento femminile a te adesso, visto che sei una coach con un bagaglio di esperienze incredibile.<\/p>\n<p>\u201cEh, ci vuole fortuna. Una botta di culo. Se mi dovesse capitare l\u2019occasione non mi tirer\u00f2 indietro.\u201d<\/p>\n<p>Doping. Esiste secondo te un problema doping nel tennis?<\/p>\n<p>\u201cmmm\u2026sai qualche dubbio mi viene, ma sai se non ci sono prove evidenti\u2026pu\u00f2 esserci, vedendo qualche progresso muscolare improvviso\u2026\u201d<\/p>\n<p>Capitolo scommesse. Sei pi\u00f9 per giustificare moralmente chi cede alla tentazione di soldi facili a causa di difficolt\u00e0 economiche per portare avanti l\u2019attivit\u00e0 professionistica o per condannare senza se e senza ma?<\/p>\n<p>\u201c<strong>Io non giustifico<\/strong>. Razionalmente posso comprendere chi magari la settimana dopo va a fare un torneo che ritiene importante, non ha buone sensazioni e allora decide di monetizzare attraverso una scommessa contro se stesso una partita che avrebbe perso comunque. Ma un atleta mette sempre il 100% se decide di scendere in campo. Deve mettere il 100%. Per cui non giustifico. Per\u00f2 qui in Italia sono stati coinvolti giocatori di primo piano anche, che non avevano bisogno di soldi ecco. Giocatori gi\u00e0 affermati. Ma perch\u00e9 mettere a repentaglio la propria immagine con situazioni poco chiare, illegali per altro?. Diciamo che come minimo non sono un buon esempio per i giovani. Detto ci\u00f2 spero ne escano tutti puliti, spero sia solo una grande bolla di sapone ma non ne sono cos\u00ec convinta. Per altro il marcio sta di pi\u00f9 fuori dall\u2019Italia secondo me.\u201d<\/p>\n<p>Parlando cos\u00ec amabilmente e con talmente tanto feeling con Sandra che non ci si accorge del tempo che passa, il discorso si sposta sulla Cecchini bambina, e per la prima volta dopo 51 anni Sandra rivela qualcosa che pubblicamente non aveva mai detto e che le esce comunque con un filo di amarezza.<\/p>\n<p>\u201cDa bimba <strong>ero un vero maschiaccio<\/strong>. Facevo tutto quello che non fa la femmina. Bambole no, giocavo con le pistole, con le figurine, saltavo sugli alberi, facevo di tutto e di pi\u00f9.\u201d<\/p>\n<p>E i tuoi genitori tutto questo come lo prendevano?<\/p>\n<p>\u201c<strong>Mia mamma questa cosa qui l\u2019ha sofferta<\/strong>, lei ha sempre voluto la classica femminuccia, con la gonnellina, la borsettina, e si \u00e8 ritrovata un maschiaccio, ancora adesso mi rompe le scatole sai. Pensa che ancora oggi mi dice \u201cguarda quella l\u00ec che bella gonna che ha\u2026 ma cosa vuoi \u00e8 una donna che non si \u00e8 mai emancipata, \u00e8 rimasta una donna di paese.\u201d<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 sei stata chiamata Anna Maria?<\/p>\n<p>\u201cOra te lo dico, <strong>sono stata adottata<\/strong>. A casa tuttora non se ne parla. Per me fu piuttosto sconvolgente <strong>venirlo a sapere dalle voci in giro, anche a scuola prima e tra le mamme delle altre giovani tenniste poi<\/strong>. E\u2019 rimasto un tab\u00f9 a casa mia, sai. E non ho mai conosciuto i miei genitori naturali, mi piacerebbe molto in realt\u00e0, sono piuttosto curiosa da una parte ma \u00e8 molto difficile dall\u2019altra: pap\u00e0 Giovanni e mamma Dea hanno sempre avuto anche la paura che conoscendo i miei genitori naturali potessi fare o pensare chiss\u00e0 cosa. In realt\u00e0 ad un anno io sono stata portata a casa dai miei, che han dovuto aspettare qualche mese da quando mi avevano scelta perch\u00e9 avevo avuto un\u2019otite perforante e mi stavano curando. Sono nata sicuro a Bologna, ma molti mi dicono che sembro danese o tedesca. Chiss\u00e0. Comunque non sto trovando nessuno che sappia aiutarmi a ricostruire i miei primi momenti di vita, pare che alcuni archivi siano andati distrutti e non si riesca a risalire a nulla. <strong>Sai quando ho letto le tue domande mi sono andata a fare una doccia e mi sono commossa<\/strong>, ho dovuto scavare dentro di me, per tante situazioni che stavano l\u00ec dentro da troppo tempo, mi sono emozionata e mi son dovuta mettere a nudo prima di tutto con me stessa. Per tutti questi motivi non amo essere chiamata Anna Maria.\u201d<\/p>\n<p>I tuoi rapporti adesso con la tua famiglia?<\/p>\n<p>\u201cMio padre fa 90 anni a gennaio e mia madre ne ha 86, ho sempre avuto pi\u00f9 feeling comunque con pap\u00e0, con mamma magari c\u2019\u00e8 pi\u00f9 attrito, anche oggi. Non \u00e8 che ci vediamo quotidianamente, n\u00e9 per le feste. Ricordo con piacere una zia, la sorella maggiore di mia mamma alla quale ero parecchio affezionata, ma \u00e8 venuta a mancare presto.<\/p>\n<p>Ti manca la maternit\u00e0?<\/p>\n<p>\u201cLa verit\u00e0 \u00e8 che non mi manca. <strong>Adoro i bambini<\/strong>, tanto \u00e8 vero che quelli della scuola tennis li sento tutti come \u201cmiei\u201d bambini, per\u00f2 sinceramente sto bene cos\u00ec. Gi\u00e0 loro riempiono molto la mia vita, e poi l\u2019impostazione della mia esistenza \u00e8 sempre stata particolare e forse non ha mai contenuto in s\u00e9 la possibilit\u00e0 di una famiglia tradizionale. Comunque lavorare con i bambini mi piace tantissimo, loro ti danno davvero molto sul piano umano, affettivo, e poi torni a casa la sera con i capelli dritti ma <strong>la fatica \u00e8 ripagata dai loro sorrisi<\/strong>.\u201d<\/p>\n<p>In amore come \u00e8 andata?<\/p>\n<p>\u201cmmm\u2026cos\u00ec cos\u00ec dai, sicuramente di situazioni non propriamente felici ne ha risentito perfino la mia vita professionale, molte partite le ho giocate male anche perch\u00e9 stavo soffrendo per qualche problema di cuore, del resto <strong>lasciar fuori dal campo i problemi personali non \u00e8 cosa semplice<\/strong>. Vivere con maggiore serenit\u00e0 i rapporti che ho avuto mi sarebbe stato di grande aiuto, per la mia stabilit\u00e0 emotiva in campo e fuori. Non c\u2019\u00e8 dubbio che all\u2019inizio della carriera in diverse occasioni abbia incontrato le persone sbagliate, e ho la netta sensazione che abbia dato di pi\u00f9 di quanto abbia ricevuto. Nelle relazioni ho sempre ricercato quella profondit\u00e0 che \u00e8 assai difficile trovare, e probabilmente avrei avuto bisogno di persone che mi dessero serenit\u00e0 maggiore. <strong>Ora per fortuna vivo un Amore maturo<\/strong>, <strong>sto con la mia compagna ormai da 14 anni<\/strong> e se l\u2019avessi avuto ai tempi in cui giocavo un amore cos\u00ec sinceramente avrei vissuto meglio. E\u2019 un amore bellissimo ma i tempi non sono ancora maturi perch\u00e9 sia alla luce del sole. Considera che qui dove vivo io ci si conosce tutti, e la Romagna \u00e8 solo per certi versi la terra del divertimento e della libert\u00e0. Per altri aspetti \u00e8 ancora dominata da un bigottismo ed una ipocrisia palpabili.\u201d<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 polemica nella parole di Sandra, che racconta ci\u00f2 che vede e sente senza peli sulla lingua ma anche senza alcun astio nei confronti di nessuno.<\/p>\n<p>Prosegue Sandra: \u201cil problema principale sono i miei, anche per questo non siamo ancora uscite allo scoperto. Loro non hanno mai voluto accettare la mia natura, e alla fine per non far soffrire loro sto soffrendo io. Nel senso che mi sto limitando. Soprattutto mia mamma non ha mai fatto molto per capirmi e per agevolarmi anche nel raccontare ci\u00f2 che sento, ci\u00f2 che provo, per cui\u2026tra l\u2019altro io ho nascosto la mia sessualit\u00e0 anche durante la vita nel circuito, a momenti ho vissuto di qualche bugia per difendermi, del resto non ho trovato un ambiente in cui sentissi la fiducia e non mi sentissi giudicata.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019amicizia esiste?<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, esiste, ma \u00e8 davvero rara.\u201d<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la pi\u00f9 grande tua soddisfazione ottenuta fuori dal campo o dal contesto professionale?<\/p>\n<p>\u201c<strong>Essere me stessa<\/strong>, credo di essere una persona genuina e sempre sincera nelle intenzioni. Quindi la soddisfazione pi\u00f9 grande la trovo nella quotidianit\u00e0, nei rapporti con gli altri, e nei sorrisi ricambiati. E poi di avere dei valori che la mia famiglia mi ha inculcato, di rispetto per gli altri e di grande onest\u00e0 intellettuale.\u201d<\/p>\n<p>Ti riconosci tuttora delle fragilit\u00e0 emotive?<\/p>\n<p>\u201cBeh, il mio carattere \u00e8 questo, col passare degli anni sono diventata pi\u00f9 decisa, pi\u00f9 determinata. Nonostante ci\u00f2 continuo a pensare prima agli altri che a me stessa. Forse dovrei avere un po\u2019 di sano egoismo in pi\u00f9.\u201d<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un difetto che non sopporti proprio del prossimo?<\/p>\n<p>\u201c<strong>Non sopporto la gelosia e l\u2019invidia<\/strong>. Posso comprendere un pizzico di gelosia nel rapporto sentimentale, ma non nelle relazioni professionali o di amicizia. Purtroppo di invidia mica ce n\u2019\u00e8 poca in giro\u2026\u201d<\/p>\n<p>Sei felice Sandra?<\/p>\n<p>\u201c<strong>A momenti s\u00ec,<\/strong> ho degli sprazzi di felicit\u00e0, degli attimi e delle situazioni sublimi. Ho voglia, per\u00f2, di godermi prima o poi una felicit\u00e0 ancora pi\u00f9 totale.\u201d<\/p>\n<p>Al momento chi \u00e8 la persona pi\u00f9 importante della tua vita?<\/p>\n<p>\u201cSenza indugio la mia compagna, qui non c\u2019\u00e8 dubbio, 14 anni insieme bellissimi.\u201d<\/p>\n<p>Tu hai conosciuto tanti luoghi, dove vivresti se non in Italia? E c\u2019\u00e8 un posto che ti \u00e8 rimasto nel cuore?<\/p>\n<p>\u201cGli Stati Uniti sono il top, <strong>la Florida<\/strong> in particolare. Mi sono innamorata della Florida quando giocavo, un bel clima, un atmosfera magica, bellissima. Ci sono stata quando allenavo una ragazza danese, conosciuta a Palermo: sono rimasta sei mesi, poi lei ha smesso di giocare perch\u00e9 si \u00e8 infortunata piuttosto pesantemente prima al polso poi ad una spalla ed io sono rientrata.\u201d<\/p>\n<p>Hai seguito anche Francesca Lubiani, capace di arrivare tra le top 60, come mai poi non \u00e8 salita ancora?<\/p>\n<p>\u201cAllora, lei in realt\u00e0 ha sempre avuto come suo allenatore il suo babbo, Paolo Lubiani, ebbe degli screzi con lui e quindi mi chiam\u00f2 a collaborare per 6 mesi. Abbiamo provato e ci siamo allenate benino, ma Francesca era in un momento in cui le motivazioni non erano pi\u00f9 quelle che servono per \u201csfondare\u201d. Non ci \u201ccredeva\u201d pi\u00f9 tantissimo, quindi \u00e8 finita cos\u00ec. E\u2019 stata una situazione momentanea, le ho dato un aiuto ma serviva pi\u00f9 tempo e pi\u00f9 voglia per fare meglio. <strong>Sicuramente aveva una buon timing<\/strong>, giocava a due mani sia diritto che rovescio, con la sinistra come mano dominante, avrebbe potuto fare ancora di pi\u00f9 in carriera.\u201d<\/p>\n<p>Come \u00e8 attualmente la tua giornata tipo?<\/p>\n<p>\u201cIn inverno lavoro a Cesena, <strong>dalle 14 alla sera tardi sto sui campi<\/strong>, seguo sia gli agonisti, sia la SAT, lezioni private, adulti, faccio di tutto e di pi\u00f9. La mattina invece \u00e8 dedicata al lavoro amministrativo e a tutti gli impegni personali.\u201d<\/p>\n<p>Hai seguito altri ragazzi professionisti direttamente?<\/p>\n<p>\u201cTre o quattro anni fa <strong>avevo cominciato a seguire una ragazzina russa, Yana Kochneva,<\/strong> era un buon prospetto ma aveva una mamma forse troppo presente. Avevano voglia e soldi da investire come famiglia, e poi si sono trasferiti all\u2019accademia dei fratelli Piccari ad Anzio, ma una serie di infortuni l\u2019ha fermata. E\u2019 una \u201998, l\u2019ho incontrarla poco tempo fa e mi ha detto che stava riprendendo dopo un infortunio alla spalla. Sai, i soldi sono importanti ma vanno saputi spendere bene; tra l\u2019altro la sua mamma aveva un carattere piuttosto complicato, mentre Yana era pi\u00f9 sensibile anche se aveva le idee chiare. Capitava che si sfogasse con me per certi atteggiamenti della mamma nei suoi confronti e una volta mi disse che doveva accettare tutto perch\u00e9 i soldi li aveva la mamma. Yana voleva fare la tennista e doveva subire. Anche per questo la nostra collaborazione poi non \u00e8 proseguita oltre, perch\u00e9 a me non va di fare la portaborse, voglio incidere sulla crescita di una atleta. Di portaborse in questo ambiente ne trovi quanti ne vuoi, e immagino ne abbiano trovati.\u201d<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la FIT non sfrutta personalit\u00e0 come la tua per migliorare la propria struttura?<\/p>\n<p>\u201cIo posso parlare per me. La disponibilit\u00e0 l\u2019ho sempre data, <strong>mi piacerebbe allenare un gruppetto di ragazzine<\/strong> sotto l\u2019egida della FIT, ma non sono il tipo che si propone direttamente chiedendo di qua e di l\u00e0. Non \u00e8 che ci sia stata molta considerazione nei miei confronti, n\u00e9 riconoscenza: io ho giocato per la FIT dando il massimo in ogni competizione ed in ogni circostanza, per cui qualcosa di pi\u00f9 mi aspettavo. Per altro non ho mai discusso con nessuno. Comunque non mettiamo mai limiti alla provvidenza, senz\u2019altro il curriculum ce l\u2019ho buono. E la passione pure.\u201d E sorride ancora Sandra.<\/p>\n<p>E una accademia tutta tua?<\/p>\n<p>\u201cNon sono ancora riuscita a trovare la situazione giusta. Il circolo giusto<strong>. L\u2019idea campeggia nella mia testa da un po\u2019. E non servirebbero nemmeno strutture enormi, 3 o 4 campi sono sufficienti<\/strong>. C\u2019\u00e8 anche un po\u2019 di chiusura nei circoli, parlo in generale, poca voglia di investire, qualcuno ha paura di perdere privilegi, clienti, potere\u2026 Mi piacerebbe anche tornare a girare il circuito, non \u00e8 qualcosa che mi spaventa, anzi mi stimola molto. Trovassi un gruppetto di agonisti motivati e decisi, disposti ad investire su se stessi, penso di poter fare veramente tanto per loro e crescere insieme\u2026<\/p>\n<p>Il giorno che Sandra aprisse una accademia tutta sua, con la passione e la competenza che possiede, farebbe davvero il boom secondo noi. Potrebbe essere la versione femminile dell\u2019accademia francese di Mouratoglou, costruita dal coach transalpino di origine greca inseguendo un suo sogno, e nata dal nulla, senza per altro un bagaglio di esperienza diretta nel circuito come nel caso di Sandra Cecchini. Se dovessimo scegliere uno slogan che rappresentasse Sandra e il suo modo di intendere la crescita professionale nel tennis le parole chiave sarebbero intensit\u00e0 e sensibilit\u00e0. \u201cIntensit\u00e0\u201d perch\u00e9 con lei si lavora tanto su tutti gli aspetti tecnici, tattici ed atletici; sensibilit\u00e0 per la grande carica umana che possiede e la capacit\u00e0 di comprendere anche i ragazzi pi\u00f9 chiusi caratterialmente.<\/p>\n<p>Hai sotto mano attualmente qualche ragazzo interessante?<\/p>\n<p>\u201cVoglio citare una bimba del 2005, Viola Mezzogori, \u00e8 una bambina di Cesena ed \u00e8 bravina, ma ce ne sono altri eh\u2026\u201d<\/p>\n<p>Quale \u00e8 la prima caratteristica che noti in un ragazzino?<\/p>\n<p>\u201cQuando metti la racchetta in mano ad un bambino per la prima volta di solito liscia le prime palle che gli mandi: se ne trovi uno che invece la prende al primo colpo, beh, quello l\u00ec ha delle attitudini. Guardo anche come si muove, come corre, in che maniera appoggia i piedi. Per cui direi che guardo <strong>la coordinazione occhio-mano e l\u2019equilibrio per le gambe<\/strong>. Non \u00e8 detto che poi giocher\u00e0 bene, per\u00f2 parte avvantaggiato. Sai cosa hanno i ragazzini di oggi oltretutto? Non si sanno divertire, hanno bisogno di aiuti esterni, dei genitori o dei maestri, e non sono capaci di giocare col nulla come 30 o 40 anni fa. Come ti dicevo prima bisogna che abbandonino i divani dove vengono a volte relegati dai genitori. Ma \u00e8 un discorso ad ampio respiro, dovrebbe cambiare la societ\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Nel periodo storico in cui tu giocavi cade il muro di Berlino, avvicinando culturalmente in maniera definitiva oriente e occidente europei. Era il 1989. L\u2019universo tennistico si \u00e8 accorto che stava cambiando per sempre il mondo oppure no? E le colleghe dell\u2019est erano differenti da noi occidentali quando giocavi tu?<\/p>\n<p>\u201cSai che faccio fatica a risponderti? Direi che anche le poche ragazze dell\u2019est che giravano il circuito, poche rispetto ad oggi, erano piuttosto serene. O cos\u00ec\u2019 sembrava. Nessuna mi ha mai parlato di difficolt\u00e0 ad uscire dal proprio Paese, o storie del genere. <strong>Vero \u00e8 che la Navratilova ha avuto dei problemi<\/strong>, anche grossi, non \u00e8 potuta poi tornare in Cecoslovacchia. Ricordo l\u2019ungherese Andrea Temesvari che poi si \u00e8 trasferita in America, per\u00f2 non ha mai manifestato insofferenza per il suo Paese di origine.\u201d<\/p>\n<p>Una curiosit\u00e0: in internet gira la voce che tu abbia recitato in un film di Pupi Avati, ma \u00e8 vero?<\/p>\n<p>\u201c<strong>Un film l\u2019ho fatto, \u00e8 vero<\/strong>, ma non era per Pupi Avati. Avevo 11 anni, il film \u00e8 del \u201976, ovviamente interpretavo il ruolo di una ragazzina, e si intitolava <strong>\u201cAlbert e l\u2019uomo nero\u201d,<\/strong> era una produzione RAI per la tv, uno di quegli sceneggiati che andavano all\u2019epoca, si girava in campagna qui vicino, a Ravenna mi sembra. Ma non ricordo molto altro se non che questa ragazzina doveva rubare qualcosa in dei pescheti mi pare, e poi la prendevano. Tutto qui.\u201d<\/p>\n<p>Ci salutiamo con Sandra e ci\u00f2 che resta nel nostro cuore \u00e8 la pienezza di una conversazione che non \u00e8 stata solo una intervista, ma una sintonia di anime e uno scambio di opinioni e racconti personali come vecchie amiche. La mitica campionessa di Cervia che, ricordiamolo ancora, \u00e8 la pi\u00f9 titolata finora della storia del tennis italico \u00e8 una donna solare, mai polemica, determinata e decisa, con le idee chiare e finalmente pi\u00f9 serena. Pronta a spiccare il salto come Coach di fama internazionale. Le auguriamo il meglio, si merita, Sandra, di allenare un tennista top, ha l\u2019esperienza giusta e quella umanit\u00e0 che potrebbe essere un rifugio ed un supporto enorme nelle lunghe settimane di solitudine che ogni tennista professionista \u00e8 costretto ad affrontare. Vamos Sandra.<\/p>\n<p>Autore\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=100012228130552\">Alessandro Zijno<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a 360 gradi alla tennista pi\u00f9 titolata d\u2019Italia, tra molti successi, qualche rimpianto e &#8230;. un obiettivo preciso: far crescere i ragazzi A cavallo tra gli anni \u201980 e \u201990 il tennis femminile proponeva un panorama di campionesse davvero affascinante: si sfidavano Martina Navratilova, determinata in campo quanto nella vita privata dove ha combattuto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":524,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[36,37],"tags":[40,68,49,78,27,21],"class_list":["post-523","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tonb-press","category-zijno-alessandro","tag-atp","tag-coach","tag-metodo","tag-musica","tag-ritmo","tag-tennis"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=523"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":526,"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523\/revisions\/526"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/524"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tennisonthebeat.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}